Significato di giustizia: come non confonderla con la vendetta

Significato di giustizia

Negli ultimi anni ci siamo abituati a vedere nei telegiornali i resoconti dettagliati di delitti e crimini spesso feroci e violenti.

Alcune volte il colpevole rimane misterioso per molti mesi, in altre non viene scoperto, in altre ancora non ci sono dubbi sull’artefice del delitto.

Ciò che mi ha sempre colpito è stata la veemente richiesta di giustizia da parte dei parenti delle vittime. Giustizia.

Significato di giustizia: lo conosciamo realmente?

Qual è il significato di giustizia?

Il dizionario specifica, come primo significato, che la giustizia è la virtù per la quale si riconoscono e si rispettano i diritti altrui.

La giustizia rientra, come ben sappiamo, tra le quattro virtù cardinali e richiama il concetto di giusto, corretto.

Agire con giustizia significa agire nel modo giusto. Chiedere giustizia, quindi, significa chiedere che si agisca in modo giusto. Qual è però, il modo giusto?

Come agire con giustizia

La natura umana è fatta per amare: amare nel senso di rispettare, comprendere, perdonare, accettare, essere sinceri e moltissimo altro ancora.

Agire nel giusto, a mio avviso, significa agire con amore. Chiedere giustizia significa chiedere dunque che sia usato l’amore come parametro per giudicare i comportamenti altrui.

Qui nasce l’inganno.

Nel massimo rispetto per coloro che hanno subito gravi delitti, che hanno visto morire atrocemente le persone care, non posso ignorare che la richiesta di giustizia che caratterizza il nostro tempo è ingannevole, perché nasconde ben altro: la vendetta.

Voler “veder marcire in prigione” qualcuno per il male fatto non è chiedere giustizia, ma vendetta per il torto subito.

Tentare il linciaggio di una persona, fosse anche il peggiore dei criminali, non è altro che vendetta.

Desiderare che chi ci ha feriti soffra quanto noi o peggio, non è chiedere giustizia ma desiderare vendetta.

Cosa vuol dire vendetta?

Quando chiediamo giustizia ma vogliamo vendetta!

Il dizionario la definisce un danno materiale o psicologico inflitto ad altri per pareggiare un danno o un oltraggio subito.

La vendetta è conforme alle vecchie leggi del taglione (occhio per occhio e presto il mondo diventerà cieco, diceva Gandhi), ma è l’esatto contrario dell’amore.

Non si chiede vendetta solo perché è qualcosa che moralmente e formalmente non sta bene fare.

Per questo la chiamiamo “giustizia”.

Purtroppo siamo educati all’odio: vendetta o invidia, rancore, cattiveria, indifferenza, violenza o rabbia sono molto più frequenti del perdono, del rispetto, della comprensione o della carità (non l’elemosina).

Le persone parlano di giustizia ma desiderano vendicarsi. A cosa serve?

A nulla.

La vendetta uccide molto più chi la cerca di chi la subisce.

Possiamo scegliere la strada della giustizia e capire che non dobbiamo rendere male per male, ma il bene, sempre, e ricordarci che chi è senza peccato può scagliare la prima pietra.

Invece diventiamo sempre più un popolo di lanciatori di sassi!

Dovremmo cominciare a posare il sasso a terra e prendere in mano il nostro cuore.

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 16/09/2011

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