Semplicemente Amore – 26



La lancetta dei minuti si muoveva lenta, quasi che il tempo non avesse ansia di scorrere, mentre quella dei secondi, in contraddizione, volava rapida lungo il perimetro dell’orologio, come se volesse metter fretta alle altre due, quasi fosse un bambino che corre dietro ad un pallone mentre i genitori, fermi e lenti, lo stanno a  guardare distratti. Davide dondolava avanti e indietro nell’attesa, osservando spesso, forse troppo, il via vai lento e veloce dell’orologio, fino a che non sentì la voce di Cinzia: “Eccomi!”.

Si scusò per il ritardo, a dire il vero pochi minuti che Davide liquidò con un sorriso, e lo abbracciò per salutarlo, così come avrebbe fatto con qualsiasi altro suo amico. Davide rimase sulle prime sorpreso per un gesto che non si aspettava, ma dopo pochi istanti sorrise contento e la cominciò ad osservare con attenzione. Cinzia sorrise e disse: “Andiamo?”. “Certo! Che aspettiamo!”. E si diressero, Cinzia avanti e Davide giusto un passo più indietro, verso una stradina sul lato destro della piazza dove si erano incontrati. Il sole era alto nel cielo e l’aria ancora abbastanza tiepida mentre Cinzia sembrava correre e Davide quasi faticava a starle dietro.

“Se continui così, ti perderò di vista!” le disse cercando di convincerla a rallentare un poco il passo. “Peggio per te, mi perderai!” Rispose, e Davide, sorridendo soddisfatto, allungò la camminata per avvicinarsi e non perderla d’occhio. In pochi minuti, nei quali il fiatone non permise a Davide di parlare molto, arrivarono di fronte ad una struttura dipinta esternamente di un rosso tenute, con un grande portone a vetri al centro. Al primo piano si aprivano decine di finestre tutte allineate, e Davide ebbe la sensazione di essere di fronte ad un ospedale, o comunque un edificio che ospitava malati o militari.

“Sarà la casa di riposo” pensò mentre osservava con attenzione, adesso che Cinzia si era fermata un attimo a rovistare nella borsa, l’edificio. Notò anche una targhetta posta a fianco di una finestra, ma era lontana e non riusciva a leggerla bene, quindi si distrasse a guardarsi attorno per capire in che zona fosse, poiché era la prima volta che ci si trovava. “Cinzia?!” gridò accorgendosi che era scomparsa. Nessuna risposta. Cominciò a pensare che fosse uno scherzo, oppure che lei volesse prenderlo in giro con la scusa dell’appuntamento per dargli una lezione. Passandosi la mano prima sotto il meno e poi grattandosi la testa rifletteva quando lei spuntò fuori dal portone a vetri: “Che fai, ti muovi?” gli disse, e attese che la raggiungesse.

Il divano sembrava averlo totalmente inghiottito, o quasi, mentre lo sguardo si perdeva fisso fuori dalla grande finestra sul panorama circostante. Ma non osservava colline o alberi, ripensava ancora alle parole ascoltate quella mattina, rifletteva con insistenza sulle cose che l’uomo gli aveva detto vicino al laghetto. “Forse si sbaglia, forse è esagerato farmi tutte queste domande”. L’orologio scoccava le cinque in punto. “Magari sto solo attraversando un momento di stanchezza, infondo prima di avere quell’intoppo… ”, ripensava alla cliente insoddisfatta, “…non avevo problemi e vivevo una vita tranquilla e felice.. o soddisfatta?”. Sospirò profondamente, si mise le mani sul volto come a dover svegliarsi dal torpore e sentì il campanello suonare.

Di scatto saltò fuori dal divano, come se non fosse bello che Marta lo vedesse poltrire, quasi non fosse da lui un simile adagiarsi nel pomeriggio, e corse alla porta ad aprirle, passando prima qualche istante di fronte allo specchio del corridoio per accertarsi di essere in ordine. “Amore” gli disse sorridente gettandosi al collo e baciandolo con tenerezza. Marco rimase quasi sorpreso e non corrispose al bacio. “Che hai?” si fece preoccupato il suo tono. “Niente, solo… un po’… di stanchezza, ma niente di che, sono felice di vederti” concluse baciandola per recuperare la distrazione di prima e rassicurarla. Lei sorrise contenta ed entrò in casa. Lo prese per la mano e lo “trascinò” fino al divano, lo fece sedere e si sdraiò accanto, accavallando le sua gambe su quella di marco e mettendogli le braccia intorno al collo. Mentre lui la osservava, quasi fosse assente dalla stanza lei cominciò a raccontargli cosa le era successo durante la giornata.

…torna indietro

continua…


Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.